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Raccontare la storia del Gruppo Sportivo San Pietro è ricordare gli spensierati anni della mia adolescenza. Il cortile del Ricreatorio di Via Tecchio fu il teatro delle mie prime esperienze calcistiche. In quel rettangolo ghiaioso, in mezzo a nuvole di polvere, andavano in scena partite accanite e senza fine. Solo al calare del sole, Don Elio Dian, il cappellano di allora, abbassava la saracinesca del bar e ci mandava a casa.

Erano i primi anni ’60, le disponibilità economiche erano limitate ed il calcio era lo sport accessibile a tutti. Io giocavo con un paio di logore scarpe, un paio di pantaloncini blu cuciti da mia mamma e una maglietta a righe regalatami da Bepi Ianon (Barcarolo all’anagrafe).

Il pallone era di plastica e in poco tempo si sgonfiava; la palla di cuoio era un lusso per le grandi occasioni.

I momenti speciali per utilizzare il pallone buono arrivavano quando al Ricreatorio il professor Carlo Cola, aiutato da Sandro, Vittorio e Giacomo, organizzava il “Trofeo delle Vie”.

Questa rassegna calcistica coinvolgeva tutti i ragazzi del paese dai 10 ai 15 anni. Alla fine

della primavera, ogni anno, si formavano le squadre e l’unico vincolo regolamentare da rispettare consisteva nel fatto che tutti i giocatori di una formazione dovevano abitare nello stesso quartiere. I rioni più forti per tradizione calcistica erano: Case Fanfani, La Piazza, Il Costo, la Valle e la mia squadra, la mitica Fossa.

Gli incontri si disputavano prevalentemente al sabato, dopo il catechismo; era implicito che chi si assentava dalla “dottrina”, veniva automaticamente escluso dal torneo. L’arbitro era sempre un prete o un suo delegato di comprovata moralità e imparzialità.

Fu proprio alla fine di una di quelle epiche sfide che tutti sentimmo il bisogno di formare una

Società Calcistica, che incanalasse la nostra passione in qualcosa di più organico, regolare e codificato.

Nonostante la mancanza di un campo regolamentare si creò la prima squadretta che cominciò a sfidare le compagini delle altre parrocchie o di paesi limitrofi. La prima sfida in assoluto ci vide contro ai collegiali dell’istituto dei Padri Giuseppini. Quel giorno si giocò sul piazzale in asfalto antistante la chiesa e la sfida si chiuse purtroppo con una nostra sconfitta bruciante. Dopo quella partita ne vennero molte altre, giocate sempre fuori casa per la mancanza di un nostro terreno di gioco. Le trasferte si facevano in sella alla bicicletta, con Carlo Cola e il suo “Moton” rosso a tirare il gruppo.

Indimenticabili sono gli scontri al campo del “Mattarello” di Arzignano contro il Garcia Moreno

e il Kennedy. Poi vennero gli scontri con i cugini di Alte Ceccato, coi vicini di Sovizzo e così via.

Ogni giorno, in noi, cresceva in tutti la voglia di un campo regolamentare. Finalmente, nel 1967, il tanto atteso impianto di gioco diventò realtà, grazie alla tenacia dell’allora parroco don Francesco Ferro e all’infaticabile Don Elio. Di fianco al Ricreatorio fu così inaugurato il campo sportivo del neonato Gruppo Sportivo San Pietro ed iniziò ufficialmente la grande avventura dei “neroverdi”.

Con la disponibilità del terreno di gioco fu infatti possibile allestire una squadra di terza categoria, che si affiancò alle già esistenti squadre giovanili: i grandi parteciparono al campionato organizzato dalla F.I.G.C., mentre la squadra di noi ragazzi fu iscritta al “Torneo Arcobaleno” del Centro Sportivo Italiano. La partenza fu col botto perché già al primo anno la nostra squadra vinse il torneo battendo il Cornedo nella finale disputatasi al campo “Federale” di Vicenza. Da quella prima vittoria sono già passati 50 anni.

In questo mezzo secolo abbiamo attraversato momenti felici e periodi bui; abbiamo trovato vittorie esaltanti e sconfitte cocenti; abbiamo trovato amicizie vere che resistono nel tempo e pianto amici che ci hanno prematuramente lasciato.

Lo spirito dei fondatori del G.S. San Pietro era quello di costruire una associazione spotiva che riuscisse a conciliare i risultati agonistici con la crescita umana dei tanti ragazzi tesserati.

Il compianto Carlo Cola, a cui è intitolato il nostro Circolo, era la figura centrale di questo ambizioso progetto. Ancora oggi, pur tra mille difficoltà, qualche caduta di stile e involontari errori, cerchiamo di mantenere fede ai nostri principi ispiratori.

 

P.S. Un sogno che spero si realizzi: ritornare ad utilizzare il vecchio campo del Ricreatorio. È triste vedere l’impianto in stato di abbandono, orfano dei tanti ragazzi che negli anni passati rincorrevano a perdifiato quella magica sfera di cuoio.

Forse basterebbe un po’ di buona volontà, qualità che i nostri “padri fondatori” disponevano in gran dose.

 

Andrea Tommasi

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